Due marketing politici

Scandali, scandali, scandali e ancora scandali. Oramai ne sono talmente tanti che sembriamo quasi come assuefatti: li consideriamo una tale normalità che nemmeno più ci scandalizziamo. Addirittura si arriva a fare invettive contro questi o quei giornalisti, questi o quegli esponenti  politici solo perché tentano di giustificare malefatte talmente palesi che solo chi vuole avere le fette di prosciutto sugli occhi riesce a negare o a mitigare.

Eppure c’è un qualcosa di perverso che si è insinuato nelle coscienze e nelle menti di questi malfattori seriali e che in un modo è spiegabile, almeno secondo chi scrive, attraverso una riflessione sul

marketing, politico ovviamente.

Premesso che chi scrive non mastica assolutamente nulla di marketing politico, la riflessione che è scattata è la seguente ed è scaturita dalla quasi coincidenza tra lo (ultimo?) scandalo Mose a Venezia e le elezioni Europee del 25 maggio (giornata in cui si sono rinnovati anche molti sindaci e due consigli regionali).

Avete visto l’immagine che tenta di darsi la politica durante le campagne elettorali e quello che in realtà fa quando non c’è più bisogno di accaparrarsi tutti i voti possibili? Siamo praticamente in presenza di due marketing politici che camminano su due binari paralleli, ma che invece dovrebbero tendere ad incrociarsi.

L’immagine di novità, freschezza, solidità, ideali forti e condivisi, idee di riforme in favore del popolo, slogan ad effetto e promesse non collima affatto con l’immagine torbida che quotidianamente regalano le stesse vecchie volpi, mosse solo da avidità ed ipocrisia. Sono i due volti di una stessa medaglia, l’uno brillante e accattivante mentre l’altro melmoso e pericoloso: due brand dal messaggio completamente antitetico.

Eppure, tutte le campagne di marketing aziendale hanno dei fili logici, dei percorsi ben definiti e studiati in ogni minimo dettaglio, dove il minimo errore può costare caro in termini di vendite e fatturato, o peggio di clienti. Invece i due marketing politici funzionano a fasi alterne e con scopi che sono praticamente opposti.
Il marketing delle campagne elettorali (quello buono) permette di affabulare le persone e di riuscire a strappare quel voto in più che può fare la differenza: l’immagine di un partito o movimento guidato da giovani, non più le stesse facce a guidare, più donne, più tecnologia nei rapporti con l’elettorato e tutto quanto di bello e positivo si possa pensare…anche e soprattutto in termini di slogan e promesse.
Il marketing post campagne elettorali è invece totalmente incoerente col primo: non bada più agli slogan, all’immagine dei rappresentanti ma punta sull’attacco all’avversario, su un linguaggio a volte troppo cruento e volgare e, peggio, quasi si disinteressa degli scandali che vengono a galla e che gettano fango su persone che sembravano insospettabili. Opera all’oscuro dell’elettorato e quando viene portato a galla si fa gara a smentire, smascherare chi ha smascherato, ci si professa innocenti salvo poi essere sciaguratamente smentiti da fatti e prove. E’ il marketing nel peggior modo possibile cerca di fare “fatturato”…e che fatturato stando a quanto risulta dalle notizie relative a tutti gli scandali a cui stiamo assistendo!

E’ forse nel modo che la politica ha di fare marketing di se stessa che forse si potrebbe trovare, in un futuro non troppo lontano, un segnale del cambiamento: il far seguire alle promesse i fatti, alla voglia di non corruzione un effettivo comportamento che denuncia le mele marce.
Se non sono le persone che fanno parte del sistema politico a essere diverse, a essere spinte da valori e ideali sani e a voler cambiare e rompere con questa immagine duale della politica, la strada da fare per il nostro Paese, sia a livello sociale che economico, continuerà ad essere lastricata di problemi, ostacoli e scandali. Ovviamente, anche noi dobbiamo fare la nostra parte rendendoci conto che il cambiamento non è qualcosa di negativo che peggiora la nostra situazione ma un’occasione per migliorare.
Questo cambiamento si sta mostrando drammaticamente necessario!

Un’ultima cosa.
“Lavare” la parte torbida della medaglia non è solo questione di marketing politico e di voti ma è problema ben più profondo che riguarda l’etica delle persone che ci rappresentano. Perché forse non lo sanno, ma il marcio della politica ha sporcato e sporca pericolosamente e quotidianamente l’immagine e la reputazione di noi italiani!

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