Italia Mondiale 2014 – Un mesto ritorno a casa

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Scimmiottando i versi della famosa canzone “Il mio nome è mai più” del trio italiano Liga-Jova-Pelù:

“Eccomi qua, c’erano i giorni in cui io credevo
Che dando calci ad un pallone
Avrei conquistato il mondo
E fatto felice la mia gente
Fatto qualcosa di importante
In fondo a me, a me piaceva giocare”

E’ così che secondo noi è possibile sintetizzare il cammino azzurro al Mondiale di calcio FIFA 2014 in Brasile.
Con circa un mese dal nostro rientro dal Paese dell’”Ordem e Progresso” (?) e a mondiali ormai conclusi, andiamo a commentare a freddo la nostra spedizione in terra verdeoro.

brasile4Un mesto ritorno a casa, tra morsi e rimorsi: quello di Suarez a Chiellini pesantemente sanzionato e quelli di una squadra apparsa stanca e senza idee né mordente (è proprio il caso di dirlo!) per fare quello che bisogna per andare avanti, ossia “buttarla dentro”!

Non vogliamo fare commenti tecnici perché apparteniamo a quella maggior parte dei 60 milioni di allenatori che ne capisce poco quanto niente, ma lo spettacolo che è stato offerto…è anche troppo definirlo spettacolo!

brasile3Seguendo commenti e interviste a tecnici più o meno forbiti (Beppe Dossena su Rai1 docet!) e preparati le cause della disfatta sono state tante, ma non è giusto, a parere nostro, far cadere la colpa solo su Balotelli o Prandelli. E’ vero che le scelte le ha fatte quest’ultimo e il primo ha sbagliato qualche opportunità contro la Costa Rica nel secondo match e nello scontro decisivo con l’Uruguay, ma le colpe sono forse un po’ di tutti in quanto non si è vista la “garra charrua” uruguagia nel volere il gol, nel volere vincere la partita come era nelle nostre opportunità. Sostanzialmente la poca vitalità del calcio italiano si è mostrata in tutta la sua evidenza. Se le coppe europee negli ultimi anni ci hanno fatto capire dove in basso eravamo scesi, queste sole tre partite mondiali ci hanno destato dall’illusione di non essere ultimi nella classifica tra i campionati più importanti.

Non è che gli altri campionati europei, eccetto il tedesco e l’olandese siano messi meglio, ma il quadro che questi offrono è decisamente diverso da quello italiano. Partendo dalla Spagna campione di tutto, altra grande sconfitta, il livello delle squadre di vertice, che compongono quasi interamente la rosa della Nazionale, è talmente alto che la Roja ha pagato dazio ad una stagione estremamente lunga e logorante con Atletico Madrid, Real Madrid e Barcellona che si sono giocate tutto fino all’ultima giornata, accusando un dispendio di energie soprattutto nervose impressionante.
Il campionato inglese si dice da anni sia il più bello, molto equilibrato e con tante squadre al vertice sia in patria sia in Europa. Ma ha un grosso limite, paragonabile a quello italiano: troppi stranieri. E’ vero che la qualità dei loro stranieri è molto elevata, ma ce ne sono pur sempre tanti a scapito dei giovani dei vivai e degli allenatori della Nazionale che non sanno da dove attingere giocatori di carisma, tecnica ed esperienza. In Francia vale discorso simile per l’Inghilterra solo che di giovani di talento ne ha qualcuno in più. Il Portogallo in generale quasi non lo consideriamo, ma a livello di club rischiamo di essere scalzati anche dai lusitani, che stabilmente in Europa League arrivano sino in fondo alla competizione.

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Paragrafo a parte meritano il calcio tedesco e quelli olandese e belga. Il primo è stabilmente ai vertici del calcio mondiale con una squadra, il Bayern Monaco, di una solidità e continuità impressionante e soprattutto l’utilizzo di tanti giovani tedeschi che per lo più militano nelle squadre di vertice o vanno in giro nelle migliori squadre europee e apportano freschezza ed esperienza. Discorso simile lo merita l’altra squadra rivelazione europea dello scorso anno, il Borussia Dortmund, che si conferma un collettivo ben assortito. E le altre squadre tedesche danno comunque filo da torcere a chiunque per la loro natura coriacea.
E che dire dei modelli olandese e belga? Da imitare! Prendono baby calciatori, li fanno crescere e divertire con costante attenzione alla preparazione psicologica ed ecco che chi iniziando nelle file del Feyenoord, PSV Eindhoven, Ajax arrivano giovani a calcare palcoscenici molto più importanti di quello olandese o belga ma costituiscono in pratica il futuro della propria nazionale. Quindi un modello esattamente opposto a quello inglese e italiano.

Ecco quindi la disfatta italiana. Pochi giovani campioni degni di questo nome fatti in casa e sempre a cercare qualcuno a cui aggrapparsi: le parate di Buffon, le “maledette” di Pirlo e i gol di Balotelli. Due senatori e un giovane che, per quanto bravo, non ha mai fatto psicologicamente il salto di qualità. Si giustifica sempre che è giovane…giovane cosa? A 24 anni, uno che ha quella fortuna (in termini sia di talento che conto in banca) dovrebbe essere in grado di spaccare il mondo e divertirsi come fanno tanti altri suoi colleghi coetanei (James Rodriguez, Thomas Mueller giusto per citarne alcuni). Invece lui no, non ci riesce a causa di una storia particolare alle spalle e a un sistema che lo ha troppo caricato di responsabilità. C’è da dire però anche che Mario ha pagato lo scotto di una situazione di enorme aspettativa che si è venuta a creare attorno a lui e di cui non ha colpa. Semmai, in questo caso come in tanti altri campi più importanti, il mondo giornalistico dovrebbe un attimo rallentare: osannare campione qualcuno che per mestiere fa gol e distruggerlo appena sbaglia è deleterio per chiunque, soprattutto per un giovane per giunta fragile come Mario.

Le parole della canzone con cui abbiamo aperto l’articolo probabilmente sono quelle che avrebbero potuto cantare tutti i giocatori durante il rientro in Italia se la canzone fosse stata scritta così. Senza dubbio è adattabile alle speranze dei giovani che componevano il gruppo della Nazionale. Speriamo solo che la vittoria di un Mondiale per loro e per l’Italia tutta non rispecchi sempre il titolo della canzone originale…“Il mio nome è mai più”!

E intanto…consoliamoci con gli “sport minori” che tante soddisfazioni ci regalano e che poco vengono esaltati!

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